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Crisi energetica: perché il carbone è la risposta sbagliata al problema

Storia del combustibile fossile più famoso al mondo

Storia del combustibile fossile più famoso al mondo

Con l’aggravarsi della tragica guerra in Ucraina e il conseguente inasprimento delle sanzioni dell’Europa contro la Russia, anche in Italia è tornato in auge il tema della necessità di rendersi indipendenti nell’approvvigionamento di energia.

Ma come spesso accade, purtroppo, nelle situazioni di crisi il rischio è quello di adottare scelte sbagliate dettate dalla necessità di agire in fretta. Forse solo la criticità del momento, infatti, può giustificare anche solo l’ipotesi di riabilitare il carbone come fonte di energia accettabile.

Il carbone, infatti, è un combustibile fossile (ancora tra i più famosi al mondo) classificato come fonte di energia non rinnovabile e derivato dalla lenta e complessa trasformazione di sostanze organiche, nella maggior parte vegetali, depositati in grandi quantità in ambienti prevalentemente lagunari, palustri o lacustri.

È considerato il più inquinante dei combustibili fossili poiché determina alti livelli di inquinamento sia nella fase di estrazione e trasporto che nella fase di utilizzo. Il particolato costituisce la parte più inquinante del carbone. Le particelle che lo costituiscono, infatti, non sono visibili ad occhio nudo e se inspirate sono dannose perché contengono metalli pesati come cromo e mercurio.

Il momento giusto per riscoprire la biomassa pensando all’ambiente

Il momento giusto per riscoprire la biomassa pensando all’ambiente

In Italia le biomasse, fonte di energia rinnovabile, coprono poco più del 5% del totale del fabbisogno energetico, sia termico che elettrico, nazionale. La biomassa legnosa, in particolare, nonostante la superficie forestale sia in aumento negli ultimi anni è ancora poco sfruttata. Si stima che se l’Italia raggiungesse la media Europea nella produzione e impiego di questa biomassa, sostituendo questa produzione al gas naturale, le emissioni si ridurrebbero di quasi 8 milioni di tonnellate di CO2 all’anno.

Oltretutto, a differenza dell’estrazione del carbone, la biomassa può (e deve per essere davvero green) essere prelevata rispettando i criteri di sostenibilità ambientale. In questo modo la capacità delle foreste di assorbire anidride carbonica aumenterebbe anziché diminuire. Non solo la quantità di biomassa utilizzata a fini energetici potrebbe aumentare di oltre 3 volte, consentendo allo stesso tempo un incremento della massa vegetale presente nei boschi italiani.

In sintesi, in un periodo come questo che richiede scelte lungimiranti e coraggiose, la scorciatoia del carbone non può prendere il posto di uno sviluppo serio e mirato a favore della biomassa e del suo sfruttamento attraverso processi sostenibili. Non praticabili con il combustibile fossile più famoso del mondo.

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